Posts etiquetados ‘bicentenario’

Sono stato lì…..

Publicado: Lunes, 21 junio, 2010 de normagomeztomasi en Italiano, Más enlaces
Etiquetas:,

parte del desfile en la que se celebrava el tango

Inizierò spiegando che so che un blog dovrebbe essere flessibile, dinamica, breve, immediata, e di conseguenza quasi liquido.
Credo che tutta la comunicazione deve essere responsabile, riflessiva, forte per sopportare ed espandere e far crescere lo che partecipa al dibattito (come vorrei che alcuni sono catturati in esso!). Questo non vuol dire essere noioso o pesante e mi scuso in anticipo se non posso divertire un po ‘, ma che sarà sicuramente la mancanza di simpatia grande che può bloccare la mia personalita.

E ACA VOY …

Dopo aver trascorso alcuni giorni di celebrazioni per il bicentenario, l’eccitazione continua, ma avevo bisogno di tempo per la riflessione
Sono stato uno degli 8 milioni che viaggiava attraverso quella che fu chiamata la “Strada dall Bicentenario” , ma anche per la nostra Plaza de Mayo e le strade e viali tra Callao e Plaza de Mayo, e tra Corrientes e Independencia erano piene di persone che si spostano da un un luogo all’altro a vivere questa festa.
Mi sentivo come un granello piccolo, ma importante.

… La sabbia è un pugno
Ma ci sono montagne di sabbia
(Atahualpa Yupanqui – El payador perseguido)

E ‘difficile esprimere cosa si prova tante voci insieme a cantare l’inno o la Marcia di San Lorenzo, ma anche il buon compleanno è stato come a cantare per loro o per loro stessi. Stavamo festeggiando. E ‘stato il nostro compleanno

E a sentire persone che cantano le parti di canzoni che ha cantato Il Olimareños come “Milonga del tiro” e “Gallo nero, gallo rosso”.
Naturalmente anche cantiamo con Soledad Pastorutti e Fito Paez e Susana Rinaldi e altri artisti. Ma l’accento su questi due temi é perché hanno un grande significato e perché da tempo non ho sentito. Erano persone molto giovani che cantavano queste canzoni e, sono d’accordo con Eduardo Aliverti, anch’io sarò una persona triste degli anni Settanta ma qualche cosa ha tornato….

Sono stato 4 giorni (perso solo 1) ed è stato sempre lo stesso clima: PARTECIPARE.
E anche se si può fare più letture, scelgo la seguente:
• La partecipazione è stata felice, ma in nessun modo ingenuo e innocuo. Ci sono stati vari pensieri e anche scambio di opinioni e dibattiti politici (Sono stato testimone di alcuni) ma nel senso di scambio di opinioni e pensieri e non di combattimento.
• Nulla cambia per alcune festività…o sí. Credo che per molti è stato un punto di svolta per ripensare le idee, visioni, posizioni
• Chi ha organizzato un incontro per più di 10 persone sa lo sforzo e il lavoro che intende organizzare queste feste con la partecipazione di migliaia di artisti e immagino l’emozione di loro fino al punto di pubblico e partecipanti vivándolos (Ernesto e io abbiamo avuto l’opportunità di esibirsi davanti a un pubblico di circa 200.000 persone -10% – e questo mi permette la mia hipótesis). Mi punta il mio cappello a tutti coloro che in un modo o nell’altro coinvolti in questa organizzazione
• Sfilate, e soprattutto la chiusura da parte del grupo Fuerza Bruta, sono stati scioccanti (ho perso quello che è successo alle proiezioni e gli eventi in Plaza de Mayo e Teatro Colón – non si può essere presente ovunque) ma io salvare il filo di tutti loro che penso fosse la cosa giusta:

 Si è onorato e celebrato uomini di ieri e di oggi.
 Si ha rivalutato le popolazioni indigene, gli immigrati europei, ma anche altre parti del mondo, soprattutto latino-americani
 si ha restituito la visione di unità latinoamericana
l’integrazione è resa visibile: non solo la nazionalità, ma di diverse religioni e manifestazioni di genere e l’inclusione del gruppo che rappresentavano gli omosessuali nella “Sfilata di integrazione. Ma anche perché potevano partecipare alla festa che non ha mai fare come la gente che sono per la strada e che erano ovviamente visualizzati da coloro che vogliono vederli.
I brani storico scelti ci ha detto circa la partecipazione e l’azione del popolo, il sacrificio e il dolere di tale partecipazione, ma anche della memoria, della speranza, la creatività e la gioia. Penso che tutti i rivoluzionari e progressisti è seriamente ottimista, allegra, cantare, ballare ed è felicemente responsabile per le decisioni e le azioni che assume
 Accolgo con favore tutte le scene ma ho intenzione di stare con uno che non ha ricevuto ulteriore commento: il penultimo, l’aula, i bambini, la generazione che darà vita ai nonni della generazione del tricentenario (Ho superato un sacco … non credo). I riferimenti nei media stava parlando di un pallone, ma ho visto come un uovo che dà vita agli animali ed esseri umani (alcune uova esterni come i polli e altri interni o zigote come gli umani) E in essa, insieme con i bambini, insegnanti e ricercatori nei loro compiti, una frase che si accende e si spegne continuamente e più visto, letto e applaudito:

“Siamo stati in grado, si può”

So che queste sono solo gesti e devono essere trasformati in azioni, un compito che appartiene a tutti noi dal ruolo di ciascuno gioca.
Per parafrasare una cosa una volta ho letto e sono in debito con l’autore, perché non è quello che è:

“Guarda i tuoi pensieri perché diventano gesti;
Guarda i tuoi gesti, perché diventano parole;
Guarda le tue parole diventano per azioni;
Guarda le vostre azioni perché diventano abitudini;
Guarda le tue abitudini, perché si trasformano in pensieri e ideologia ”
Circulo chiuso.

Questo è scritto a titolo personale, conozco che Ernesto coincide con alcune cose, ma sará lui che dichiara la sua partita e la grandezza della stessa

Per il momento, di continuare a celebrare il 200 ° anniversario meritato, guardando il bicchiere pieno che abbiamo nelle mani e non i bicchieri vuoti nel lavandino

¡SALUD!

ps merita di leggere: “Il giorno della Rosetta” – Eduardo Aliverti – Pagina 12 – 31/05/2010
articolo dal semiologo Raul Barrientos – Pagina 12 a 2010/05/26
Lettera e quelle di Fito Paez.

Nuestros pueblos originarios

Publicado: Martes, 18 mayo, 2010 de normagomeztomasi en Sin categoría
Etiquetas:,

En el bicentenario y, especialmente en la semana de mayo, un recordatorio para los pueblos originarios que eran/son varios y distintos. Un simple pantallazo con promesa de nuevos comentarios un poco más profundos sobre el tema.
1.- En la Pampa y en el norte de la Patagonia: los PATAGONES DEL NORTE O GUENAKEN más conocidos por el nombre que le dieron otros pueblos:TEHUELCHES (“gente arisca”).
En el sur de la Patagonia, los PATAGONES DEL SUR O CHONEKAS, que les parecieron gigantes a los expedicionarios de Magallanes. Al pie de la cordillera los HUARPES en la zona que hoy ocupan las provincias de San Juán, Mendoza y Neuquén; y más al sur los PEHUENCHES. En Tierra del Fuego los ONAS que se denominaban a sí mismos SHELKNAM (“hombres”) y eran parientes cercanos de los CHONEKAS. En los canales fueguinos los YÁMANAS en sus canoas.
2.- En la región que se extiende desde el norte de Santa Fé y el este de Santiago del Estero por las provincias de Formosa, Chaco y parte de Salta prolongándose hasta Paraguay y Bolivia se instalaron los MATACOS; distintos grupos de la familia de los GUAYCURÚES (TOBAS, PILAGÁS, ABIPONES y MOCOVÍES) y al norte de Salta, casi en el borde de la región chaqueñá, los CHIRIGUANOS parientes de los GUARANÍES.
3.- En el Litoral y la Mesopotamia, en el territorio donde hoy están las provincias de Buenos Aires, Santa Fé, Entre Ríos, Corrientes y Misiones, parte de Paraguay, Brasil y Uruguay, pueblos cultivadores como los CHANÁ-TIMBÚ y los GUARANÍES y cazadores y recolectores como los CHARRÚAS, los CAINGANG y los QUERANDÍES.
4.- En la Puna, una gran meseta de más de 3000 metros de altura que se extiende por el oeste de Jujuy, Salta y el noroeste de Catamarca encontramos a los APATAMAS; en los valles de Santa María y Yocabil, los CALCHAQUÍES; en los valles de Belén, Hualfín y Abaucán, los CACÁN o DIAGUITAS; en La Rioja y San Juan los CAPAYAM. En la zona de la selva, al este, en la llanura chaco-santiagueña, los TONOCOTÉS y los LULES.
5.- En las sierras de Córdoba y San Luis
se encuentra el hábitat de los COMECHINGONES.
6.- A partir de 1480 aproximadamente, los INCAS ingresan a lo que hoy es el territorio argentino hasta la provincia de Mendoza.
Todos ellos con sus culturas, conocimientos, creencias, filosofía de vida y visión del mundo propias y diferentes nos completan como nación pluricultural y les debemos reconocimiento, respeto y revalorización de sus derechos y dignidad